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Chi sono

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Simona Tassone, ligure di origine trasferitasi a Milano per inseguire i suoi sogni, è tante cose: artista poliedrica, modella plus size, presentatrice tv, esperta d'arte (per 17 anni della sua vita ha avuto un’azienda che si occupava di restauro di opere d’arte, affreschi e dipinti), attrice, scrittrice, musa

di Luna Berlusconi per la serie scultorea

"Le Divine", fashion addicted e icona della lotta contro il body shaming e ogni genere

di discriminazione. 

 

Dopo il successo del suo primo romanzo

"La mia felicità ha un peso", scritto per parlare a un pubblico femminile che spesso non ha voce e non viene ascoltato, ha deciso di portare avanti questo messaggio che rompesse gli schemi e i cliché imposti dalla società. Una società che detta canoni di bellezza che non sempre rispecchiano la vita reale. «La bellezza autentica è la nostra essenza, la forza della nostra anima: la felicità non ha taglia». Simona Tassone riassume cosi il messaggio che vuole veicolare. «Io stessa ho imparato a mie spese che per ricostruire se stesse bisogna accettarsi e amarsi per come si è.

La mia fisicità non è canonica o meglio in Italia ancora non è stata sdoganata.

Negli Stati Uniti abbiamo grandi personalità paladine del body positivity come Ashley Graham e Lizzo, qui si fa ancora molta fatica ad accettare questo concetto di bellezza.

Ma da sempre sono in prima linea nella lotta al body shaming, per influenzare in modo positivo vecchie e nuove generazioni, rompendo ogni pregiudizio e stereotipo esistente».

 

Nella sua vita ha subito body shaming alla giovane età di 12 anni che l’ha segnata e l’ha costretta a sottoporsi ad ogni metodo di dimagrimento per poter modificare quello che non era un corpo “canonico” per i dettami della società. 

 

Le conseguenze di questi eventi l’hanno portata a una vera e propria “fame d’amore” che purtroppo attraeva solo persone sbagliate. Dalle sue fragilità Simona rinasce e dalla sua parte oscura emerge la luce che le fa capire che, forse, tutta quella sofferenza era stata un cammino per poter aiutare altre donne nella sua situazione e da quel momento ha lottato e lotta tutt’ora tenacemente affinchè nessuno si senta escluso, rifiutato o discriminato solo perché non si omologa ai clichè della società.

Oggi Simona lavora anche grazie al suo corpo perché ha capito che non è un limite ma una forza.

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